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“Sounds of the Unborn”, l’album musicale inciso da un feto

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Luca Yupanqui è la più giovane musicista della storia, anche se ancora non lo sa. “Sounds of the Unborn” è il suo primo album, inciso quando era ancora un feto e in uscita il prossimo Aprile. Un disco unico nel suo genere, libero da influenze e speculazioni, concepito prima ancora della vita stessa, registrato e mixato nel 2020.

Ad aiutare l’allora nascitura sono stati i genitori Elizabeth Hart, bassista degli Psychic Hill, e  Iván Diaz Mathé, collaboratore del produttore discografico Lee Perry. Grazie alla tecnologia “MIDI biosonica” la coppia ha voluto catturare l’essenza della bambina ancora nel grembo materno e darle una “voce”, trasformandola in musica. Insomma, è proprio il caso di dire che A star is (un)born.

“Sounds of the Unborn”: il primo album di un feto

La tecnologia e l’inventiva continuano a spingersi oltre la nostra immaginazione, regalandoci sempre nuovi spunti di riflessione e discussione. L’ultima notizia è quella della giovanissima artista Luca Yupanqui, che ha “inciso” il suo primo album quando era ancora un feto. “Sound of the Unborn” è il debutto di una musica senza genere e senza precedenti, ottenuta dalle vibrazioni dei movimenti della bambina nella pancia della madre. L’album ha preso forma attraverso degli elettrodi compatibili con la tecnologia MIDI attaccati al grembo di Elizabeth Hart, che hanno catturato i movimenti intrauterini del feto e trasformati in suoni.

Le sessioni di registrazione (o, meglio, “captazione”) hanno avuto tutte la durata di 5 ore, in modo da raccogliere più suoni diversi possibile. Il papà Mathé poi, tramite i suoi sintetizzatori, ha aggiustato e mixato le tracce componendo la raccolta finale. Le sessioni, a detta dei due artisti, sono state dei veri e propri rituali meditativi, con l’obiettivo di avvicinarsi a “un’unica entità”, permettendo ai movimenti della bambina di esprimere la propria volontà.

Luca Yupanqui con i genitori. La bambina ha "registrato" l' album "Sounds of the Unborn" quando era ancora un feto. Credits: NME
Luca Yupanqui con i genitori. La bambina ha “registrato” l’album “Sounds of the Unborn” quando era ancora un feto. Credits: NME

L’album uscirà il prossimo 2 Aprile e molti sono già in fibrillazione. La curiosità di ascoltare l’album è tanta, visto che si tratta di una musica diversa da ogni genere conosciuto finora. La Sacred Bones, etichetta discografica che ha prodotto l’album, lo definisce “L’espressione della vita nel suo stato cosmico pre-mente, pre-speculazione, pre-influenza e pre-umano. (…) Un messaggio che arriva da un regno diverso, un sottolivello della nostra esistenza”. Per chi è curioso di scoprire che tipo di musica può creare un feto, su YouTube è già disponibile “V4.3 pt.2”, il primo singolo di “Sounds of the Unborn”.

Il primo singolo dell’album “Sounds of the Unborn”.

La tecnologia MIDI biosonica

La Sacred Bones Records ha messo in vendita il dispositivo usato per “registrare” l’album di Luca. Il MIDI biodata sonification è uno strumento che fa uso di elettrodi per rilevare l’attività elettrodermica, detta anche “conducibilità galvanica”, registrandone le fluttuazioni e trasformandole in note MIDI. Le note prodotte dalle fluttuazioni vengono inviate ad un canale MIDI che permette una polifonia fino a 5 note. Questo protocollo è lo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici, ed essendo a basso costo è utilizzabile da chiunque in autonomia. Per poter però comporre qualcosa con le note prodotte occorre avere un sintetizzatore, così da riconoscere e modulare i suoni.

Elizabeth Hart, la mamma di Luca, durante una delle sessioni di "registrazione" dell'album "Sounds of the Unborn". Credits: lifegate
Elizabeth Hart, la mamma di Luca, durante una delle sessioni di “registrazione” dell’album “Sounds of the Unborn”. Credits: lifegate

Il device si basa sulla “data sonification” o “sonificazione”, ovvero il processo di trasformazione di dati di qualsiasi tipo in elementi acustici. Questa conversione avviene tramite dei sintetizzatori di vario tipo nei quali viene direzionato il dataset da trasformare; in seguito, tramite un convertitore digitale-analogico, si producono i suoni da ascoltare. La sonificazione viene usata in vari campi, tra i quali la geoscienza e l’astronomia. Tra i progetti realizzati da questa unione di scienza e musica c’è la creazione di una traccia musicale a partire dai dati sullo smog di Beijing.

Nel caso della sonificazione di biodati le informazioni di partenza sono le fluttuazioni della microcorrente di superfici di esseri viventi. Prima ancora di Luca Yupanqui con “Sounds of the Unborn” sono state le piante ad aver creato musica “biologica”. Sam Cusumano, l’uomo dietro il device, ha iniziato misurando le fluttuazioni della microcorrente delle foglie di una pianta. Ogni volta che il dispositivo percepisce un cambiamento nella conducibilità genera una nota. Le fluttuazioni vengono catturate tramite gli elettrodi e individuate utilizzando calcoli di devianza media e standard.

Un "concerto" di piante tramite il MIDI biodata sonification device. Credits: Statistics2015 (Reddit)
Un “concerto” di piante tramite il MIDI biodata sonification device. Credits: Statistics2015 (Reddit)

Il sistema in sé non è di difficile realizzazione, e Cusumano ne ha reso disponibili i dettagli di sviluppo e costruzione per chiunque volesse costruirlo in autonomia. L’utilizzo del device è rimasto confinato ad una nicchia di entusiasti del settore, ma dopo l’album di Luca Yupanqui l’interesse potrebbe espandersi, così come i campi di utilizzo.

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