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Ray Tracing e la potenzialità della PS2

Una delle tecnologie più discusse e volute degli ultimi tempi per quanto riguarda il mondo dei videogiochi è il Ray Tracing. Si tratta di una tecnica dell’ottica geometrica basata sul calcolo della rifrazione della luce sugli oggetti, nonché l’interazione dei raggi lungo la superficie. La tecnica è piuttosto datata, infatti è da tanto usata nel cinema per molti effetti speciali ma ancor prima nelle lenti di macchine fotografiche, microscopi e telescopi.

L’algoritmo utilizzato nella computer grafica 3D attuale risale al 1979 con le scoperte dell’ingegnere elettrico e computer scrientist Turner Whitted. Rispetto agli altri algoritmi questo lavora con una tecnica back-forward, ovvero all’indietro. Durante il movimento nella scena, sono catturate tutte le informazioni necessarie stabilite dal programmatore o dal grafico. Quando il raggio impatta sulla superficie, si seguono le informazioni raccolte e si creano i 3 raggi rispettivamente di riflessione, rifrazione e ombra.

Ray Tracing e PS2

Nelle ultime ore circola la notizia di come la PS2 abbia potuto supportare la tecnologia Ray Tracing già dalla sua prima versione del 2000. Il video, pubblicato 7 anni fa, risale alla conferenza Assembly 2002 Demoparty tenutasi a Helsinki (Finlandia) dall’1 al 4 agosto 2002. Durante la conferenza parteciparono oltre 5000 programmatori e giocatori ai numerosi seminari innovativi e conferenze sullo sviluppo di giochi, dispositivi mobili e imprenditoria software.

Video di Tinhh registrato al seminario “Console Yourself”, demo Ray Tracing PS2

Durante il seminario “Console Yourself” è stato dimostrato con una serie di videogiochi l’utilizzo della tecnica Ray Tracing sulla PS2. Ovviamente la tecnologia Ray Tracing non è quella conosciuta oggigiorno, infatti sono stati utilizzati solo 16K per il workspace dove sono stati memorizzati tutti i modelli e gli algoritmi.
La programmazione avveniva tramite vettore ed era possibile usare solo Assembly ma, come citato nel video, un’azienda elaborò un compilatore in modo da poter essere utilizzato da più programmatori. Inoltre durante la sessione di gioco la CPU non era interamente utilizzata dal programma. Nonostante tutte le limitazioni dell’epoca, si può apprezzare tutt’oggi l’effetto dell’algoritmo.

Questo video è la prova di come questa tecnologia sia stata studiata per anni da numerose aziende, non solo NVIDIA ma anche Sony.

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Silvia Sannahttps://systemscue.it
Laureata triennale in Ingegneria Elettrica, Elettronica, Informatica e attualmente studentessa di LM Computer Engineering, Cybersecurity and Artificial Intelligence. Informazione tecnologica con TechCuE