A cura di Gianmarco Porcile

Sicuramente oggi la maggior parte delle persone pensa che il migliore amico dell’uomo sia il computer. Questo perché negli ultimi anni i computer si sono evoluti tantissimo e molto in fretta. Se si pensa al fatto che il primo hard disk prodotto dall’IBM, nel 1956, poteva immagazzinare 5 megabyte di dati ed era grande quanto un frigorifero, con un peso che superava la tonnellata, ci si può facilmente rendere conto di come le cose si siano evolute in maniera spaventosa. Ed è proprio per questo che vogliamo dedicare questo articolo a uno dei computer più piccoli in circolazione: il nuovissimo Raspberry PI 4.

Un mini-computer dai molteplici utilizzi

Il Raspberry PI è, probabilmente, il più famoso single-board-computer, cioè un computer con tutte le componenti necessarie al suo utilizzo su un’unica scheda. I vantaggi di un dispositivo del genere sicuramente sono tantissimi, ma i principali, quelli che lo hanno reso famoso, sono sicuramente due: il prezzo, poiché si parla di una cifra che oscilla tra i 30 ed i 40 euro, e l’utilizzo che se ne può fare nel mondo dell’Internet of Things (IoT).

Basti pensare che si è riusciti a violare i computer della NASA con un dispositivo del genere, per comprenderne le potenzialità. E per gli amanti delle serie TV, in particolare di Mr Robot, si può notare come un Raspberry PI sia stato usato in un sistema di climatizzazione con l’intento di effettuare l’override dei comandi.

La cosa di maggiore interesse di questo dispositivo, ai fini dell’IoT, sono i suoi pin GPIO (general-purpose input/output), grazie ai quali il Raspberry può essere collegato a qualsiasi modulo o attuatore per realizzare qualsiasi tipo di progetto, sia esso una casa domotica o una stazione metereologica. Questi pin possono essere programmati con Scratch, o con uno dei linguaggi di programmazione più utilizzati in questi ultimi tempi, Python. Il Raspberry PI è giunto oggi alla sua versione 4, che vanta notevoli modifiche rispetto alle versioni precedenti (in particolare all’ultima versione, il PI 3 Model B+).

Caratteristiche del modello

Credit : raspberrypi.org

Andiamo a vedere nel dettaglio quale hardware monta questo computer che può apparire come un giocattolo:

  • Processore ARM Cortex-A72 a 64-bit, quad core 1.5GHz
  • 1GB, 2GB, o 4GB di SDRAM LPDDR4 (uno dei cambiamenti più interessanti se si considera che il precedente modello aveva solo 1GB di SDRAM LPDDR2)
  • Bluetooth 5.0
  • Due porte USB 3.0 e due porte USB 2.0
  • Due micro HDMI per la riproduzione in simultanea su 2 schermi in 4k a 30FPS o su uno schermo in 4K a 60 FPS
  • Scheda grafica VideoCore VI, che supporta OpenGL ES 3.x
  • Una porta per la connessione Gigabit Ethernet
  • Una Wireless LAN 802.11ac per il collegamento tramite Wi-Fi
  • Una porta USB Tipo C per l’alimentazione
  • Un ingresso jack audio da 3.5mm.

Inoltre questo nuovo modello gode di piena compatibilità con le precedenti versioni di Raspberry PI.

Anche questo, come le precedenti versioni, non è dotato di un disco rigido sul quale installare il software per l’utilizzo, ma questo non è un problema poiché basta una banalissima microSD card, almeno di classe 10 se si vuole ottimizzare il sistema.

Sistema Operativo

Credit : raspberrypi.org

Per essere utilizzato necessita di un sistema operativo, così come tutti gli altri Raspberry PI, e probabilmente il più adatto a questo scopo è Raspbian, un sistema operativo gratuito, basato su Debian, una delle più famose distribuzioni GNU/Linux, ottimizzato proprio per questo tipo di dispositivo.

Grazie a Raspbian è possibile utilizzare il Raspberry PI proprio come fosse un normalissimo PC, e proprio per questo scopo, viene fornito con dei software preinstallati che possono essere utili per diverse applicazioni. Alcuni di questi sono ad esempio Python, Scratch e la suite office open-source Libre Office.

Ha anche alcuni giochi installati in partenza, ad esempio una versione free di Minecraft e alcuni giochi già pronti sviluppati in Python. È possibile inoltre installare la maggior parte dei software che sono disponibili per le principali distribuzioni Linux, il tutto grazie ad un gestore di pacchetti apposito o, per coloro che già hanno dimestichezza con i sistemi Linux, o che vogliano imparare ad usarne uno, tramite il Terminale Linux messo a disposizione dal sistema.

Si possono trovare moltissime informazioni utili riguardo questo dispositivo sul sito ufficiale. Vediamo come l’unico limite di questo dispositivo possa essere esclusivamente l’immaginazione di chi lo utilizza!

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