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Un deciso aumento dell’uso di Telegram per il cybercrime

Cifratura delle chat e facilità d'accesso stanno rendendo Telegram l'app ideale per il cybercrime. Il report del Financial Times parla di diffusione di migliaia di dati personali come credenziali d'accesso attraverso l'app ma l'azienda è subito corsa ai ripari.

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Telegram sembra essere diventato un efficace strumento a disposizione del cybercrime grazie alla sua cifratura e alla facilità d’uso. Infatti, una recente indagine condotta dal Financial Times ha messo proprio in luce il grande utilizzo dell’applicazione per scopi non leciti. La cifratura delle chat protegge le conversazioni dei cittadini ma tiene al sicuro anche possibili malintenzionati dal farsi rivelare dalle autorità.

Lo studio del Financial Times

Il report ha evidenziato un netto aumento della popolazione di utenti legati al cybercrime soprattutto a seguito delle modifiche alla privacy applicate da WhatsApp. Infatti, come molti lettori ricordano, a Gennaio 2021 WhatsApp aveva introdotto una nuova normativa per la privacy che prevedeva la cessione dei dati personali alle altre aziende del gruppo Facebook. Una scelta che aveva messo in difficoltà molti utenti che avevano in parte deciso di abbandonare la piattaforma di messaggistica istantanea a favore della concorrente Telegram.

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L’uso della piattaforma di messaggistica istantanea per scopi non leciti è aumentata notevolmente negli ultimi anni.

Tuttavia, grazie alle politiche a favore della privacy, Telegram è divenuta in breve tempo la scelta ideale per il cybercrimine. La ricerca parla di un aumento di circa 4 volte negli ultimi anni di parole chiave come “Email:pass” o “Combo” all’interno dell’applicazione. A queste fanno ovviamente seguito, la distribuzione e la vendita nel mercato nero di credenziali d’accesso rubate a servizi online e di gaming così come di altre informazioni personali rilevanti.

Il cyber crimine: cosa succede in Italia

In Italia, il 2020 è stato un anno particolarmente tormentato dal punto di vista della sicurezza con un incremento deciso di attacchi legati al cyber crime. Circa il 40% delle imprese ha riportato una quantità di incidenti maggiore rispetto all’anno precedente e rendendo pertanto la cybersecurity strettamente legata all’emergenza più che alla prevenzione.

Comunque, sono decisamente positivi gli investimenti su questa materia che non si sono arrestati neanche nel 2020 l’anno della pandemia. Appunto, nonostante una frenata importante dettata dalla riduzione di introiti su scala mondiale l’anno scorso c’è stata una crescita del 4% circa per soluzioni di cybersecurity.

Un aspetto negativo, invece, riguarda la scarsa attenzione ancora in questo ambito che rimane estremamente di nicchia e legato all’emergenza, senza una soluzione di continuità. In più della metà delle aziende non è ancora presente un Chief Information Security Officer (CISO) per la gestione della sicurezza aziendale e delle infrastrutture. Ma il dato più allarmante riguarda il fatto che circa in 1/3 dei casi le informazioni sulla cybersecurity arrivano al Board dei direttori, con importanti ricadute in caso il rischio venga sottovalutato.

La risposta di Telegram per contrastare il cybercrime

Tornando alla vicenda che sta attanagliando Telegram, gli esperti hanno affermato che la piattaforma è piaciuta dai malintenzionati essendo meno controllata dalle autorità rispetto al dark web. Questo permette, per l’appunto, di operare fintanto che l’azienda non interviene con azioni restrittive.

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Le politiche a tutela della privacy hanno consentito a Telegram di garantire la sicurezza dei suoi utilizzatori.

Infatti, Telegram ha prontamente provveduto all’eliminazione dei dati personali dopo la segnalazione ricevuta dal Financial Times, soprattutto per quanto riguarda il database di e-mail e password di svariate migliaia di utenti. Inoltre, la compagnia rimuove circa 10000 gruppi ogni giorno che violano le proprie normative a tutela della privacy. Infatti, l’app ha la facoltà di monitorare canali e gruppi che vadano contro le proprie politiche, a discapito di altri cittadini. Grazie ad un esercito di moderatori, ogni anno si impegna a garantire il rispetto degli utilizzatori dell’app e la sicurezza di questi.

In conclusione, possiamo dire che la notizia non lascia sorpresi dato che ogni strumento può essere usato per fini che non gli appartengono. Ciò che è essenziale è vigilare affinchè avvenga il rispetto di tali obiettivi e non ci sia spazio per usi illeciti.