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    Asus Zenbo, il robot tuttofare

    Zenbo è il robot tuttofare che ci aiuterà in casa e ci farà divertire

    ASUS presenta Zenbo, un piccolo robot domestico capace di aiutarci e di farci divertire.

    Non ha le braccia né le gambe, ma le capacità di Zenbo sono pressoché infinite; infatti una caratteristica del robot è quella di migliorarsi imparando i nostri gusti e aggiornandosi con nuove funzionalità.

    Quello che Zenbo può fare

    • Muoversi – può spostarsi per tutta la casa grazie alle ruote posizionate nella parte bassa del suo corpo
    • Vedere – è in grado di vedere ciò che lo circonda e riconoscere facce e oggetti. Può inoltre fare foto, video e monitorare la casa
    • Parlare – è fornito di una voce leggermente metallica ma amichevole, adatta anche a parlare con i bambini
    • Ascoltare – capisce quello che gli diciamo e risponde alle nostre domande
    • Riprodurre la musica – il robot propone musica in alta qualità e la riproduce in qualsiasi punto della casa
    • Connettersi – si può connettere agli oggetti smart della casa, come ad esempio può accendere o spegnere le luci e controllare la televisione
    • Imparare – come spiegato prima, il robot si adatta a ciò che lo circonda e in particolare impara i nostri gusti tramite una evoluta intelligenza artificiale
    • Mostrare sentimenti – la sua faccia, o meglio lo schermo che la rappresenta, può assumere espressioni diverse per mostrare i sentimenti di Zenbo e renderlo più amichevole

     

    Adatto a tutte le età

    Zenbo è un perfetto compagno in casa, qualunque sia l’età di lo utilizza.
    A partire dai bambini, che possono giocare con il robot, farsi raccontare una storia ricca di immagini oppure rispondere ai quiz proposti dalla macchina e quindi imparare grazie ad essa. La voce e la faccia sono studiate apposta per coinvolgere i bambini in tutte le attività senza spaventarli.

    Per i più grandi, Zenbo è capace di aiutare in casa. Non è un maggiordomo e quindi non farà i lavori al nostro posto, tuttavia può controllare diversi oggetti connessi, come smart tv, luci di casa, aria condizionata o altri dispositivi; controlla la casa, scatta foto e video e può sostenerci in diverse operazioni, come ad esempio ci può leggere una ricetta passo dopo passo mentre cuciniamo.

    Infine agli anziani è offerto un servizio che comprende il poter impostare promemoria a diversi scopi, come prendere le medicine o ricordarsi di una visita dal medico, maggiore facilità di navigazione in internet e soprattutto Zenbo reagisce prontamente in casi di emergenza, avvisando i parenti sui loro smartphone.

    Per gli sviluppatori

    ASUS lascia libero accesso a chiunque voglia preparare applicazioni per Zenbo, fornendo agli sviluppatori i software più aggiornati, le librerie utilizzabili e tutte le informazioni necessarie per lavorare sull’intelligenza del robot.
    Se volete fare parte di questo mondo, basta registrarsi qui.

     

    Se invece volete comprare il piccolo robot, il suo prezzo è attualmente di  $599.

    Photomath, l'app che scansiona un'espressione o equazione e fornisce i risultati

    Photomath – Da una buona tecnologia all’incitamento a copiare all’esame

    Photomath – Ogni nuova tecnologia che si rispetti, subito dopo il rilascio al pubblico, deve superare un importante e complesso test: ogni tecnologia dev’essere messa al vaglio dell’etica umana.

    Per alcuni filosofi (e anche secondo il mio modesto parere), una tecnologia dovrebbe essere sottoposta all’etica esclusiva della scienza da cui proviene. Ma in realtà non succede questo. Succede che qualcuno ha un’idea, un concetto con mille applicazioni utili o anche solo con una piccolissima applicazione utile, e bene, dopo pochi istanti dalla sua divulgazione, quella tecnologia si riflette tramite la personalità dei propri utilizzatori, alcuni hanno buone intenzioni, altri no. Il problema, è che poi nasce un processo etico sulla nuova tecnologia, al posto che su chi la utilizza.

    L’abbiamo visto per la fissione nucleare e la bomba atomica, ora lo vediamo per qualcosa di più piccolo e forse insignificante, ma la realtà è che il processo umano che ci sta dietro è il medesimo: Da qualche giorno si sta colpevolizzando Photomath di aiutare gli studenti a copiare all’esame, di rendere le persone incapaci di fare i conti, e così via. La realtà è che la morale va fatta a chi utilizza la tecnologia, non alla tecnologia stessa.

    Photomath

    Photomath è un’app mobile che consente di inquadrare un’espressione o un’equazione tramite la fotocamera, e fornisce il risultato direttamente sullo schermo, in realtà aumentata. Ora, un ingegnere, uno studente, un’appassionato di tecnologia, vedrebbe in tutto ciò mille applicazioni utili.

    Avete un libro di testo con esercizi senza risultati? Controllate in un attimo.
    Avete fatto dei conti ma non siete sicuri siano giusti? Controllate in un attimo.
    Ma non solo. Ci sono non poche possibili applicazioni future, per quanto riguarda la realtà aumentata. Pensate ad un casco che vi misura in tempo reale le dimensioni della realtà che vi circonda, ed elabora i dati in tempo reale, fornendo informazioni utili.

    Pensate ad inserire gli algoritmi di Photomath in un robot intelligente, che sarebbe quindi in grado di risolvere problemi di contabilità, ad esempio. E non sarebbe necessario convertire quei problemi in digitale prima di poterli risolvere, potranno essere risolti anche stando benissimo su un foglio di carta, su un documento, scritti sul muro o tatuati sulla pelle.

    Photomath, consente oltre che ottenere i risultati in tempo reale, anche una soluzione step-by-step per capire come si risolve un esercizio.

    L’idea alla base della tecnologia di Photomath è superare la barriera della conversione in digitale tramite l’utilizzo dell’analisi fotografica, che è un po’ uno dei grandi ambiti informatici al giorno d’oggi.

    Inoltre, il discorso “si perderà la capacità di fare i conti” non regge affatto: da sempre nei libri di testo ci sono i risultati (in alcuni mancano, ma è una pecca). Con Photomath cambia semplicemente la modalità con cui si accede al risultato, e si aggiunge la possibilità di accedervi sempre, anche dove prima mancava. Non è mai morto nessuno cercando una conferma ai propri conti. 

    RIDE: Primo premio per un gruppo di studenti di Roma Tre!

    Dall’incontro tra l’Informatica, la Biomedica e il Mondo dei Motori nasce RIDE (Remote Intention Detecting Emulator), il progetto di Valentina Calà, Leonardo Franco, Andrea Pittella ed Eliana Streppa (di To The Science and Beyond!), quattro intraprendenti studenti del Corso di Laurea Magistrale in Biomedical Engineering dell’Università degli Studi di Roma Tre. Con questo progetto, questo gruppo di ragazzi si è aggiudicato il primo premio del “Mobility Innovation Contest” indetto da Honda Europa (sezione Ricerca&Sviluppo).

    RIDE

    RIDE è un sistema di acquisizione delle onde celebrali, che si integra nel casco di un pilota. Il sistema legge le onde EEG del motociclista e una volta registrata, la traccia viene inviata tramite una connessione wireless a un processore inserito nella moto, che la elabora e, quindi, risponde con il comando adeguato.

    RIDE è un sistema pensato per inserire da in automatico gli indicatori di posizione nel momento esatto in cui il motociclista intende svoltare, ma potenzialmente può essere utilizzato per automatizzare qualsiasi operazione di sicurezza (e non) sul veicolo.

    Per fare ciò è stato utilizzato Emotiv EPOC, un’innovativa Brain Computer Interface completamente wireless, tra le più usate in campo scientifico grazie al suo buon rapporto qualità/prezzo.

    Pensando che Fondazione ANIA (Associazione Nazionale Italiana fra le imprese assicuratrici) ha calcolato che circa il 76% degli incidenti stradali è causato dal fattore umano; in particolare, il 46% di questi incidenti è causato dalla distrazione.

    RIDE vuole aiutare a ridurre notevolmente questi numeri. L’inserimento delle frecce in automatico può ovviare alle dimenticanze del motociclista, ma c’è di più:
    quando il motociclista percepisce un pericolo, RIDE può inserire automaticamente le quattro frecce, oppure ridurre (in tutta sicurezza) la potenza che arriva alle ruote. Inoltre, RIDE può capire se il motociclista ha un colpo di sonno e agire di conseguenza (inviando, ad esempio, un allarme sonoro).

    How to

    Inizialmente sono stati acquisiti i segnali EEG di un soggetto a riposo.
    Successivamente sono stati fatti vedere al soggetto degli specifici stimoli visivi – “freccia a destra” e “freccia a sinistra” – chiedendogli di concentrarsi sulla propria volontà di svoltare rispettivamente a destra e a sinistra. Sono state analizzate in particolare le potenze percentuali delle bande di interesse alfa e beta (che sono quelle legate al movimento).

    Successivamente sono stati processati i dati raccolti attraverso Matlab in modo da evidenziare con un primo approccio le differenze tra i due tipi di acquisizione (a riposo e sotto stimoli visivi) e, quindi, per essere in grado di calcolare una soglia minima che fa scattare l’accensione delle frecce.

    E’ stato quindi possibile implementare un “rilevatore di variazione” basato proprio su questa soglia che, quindi, riconosce il tipo di stimolo visivo tramite le caratteristiche della banda di potenza della traccia EEG registrata.

    I due robot bartender

    Un cocktail? Ci pensano i robot

    Vi sedete al bancone, ordinate un cocktail e vi fermate ad osservare a bocca aperta.

    Se li state osservando, vi trovate nel Bionic Bar della nave da crociera di classe Quantum oppure Harmony of the Sea. E i protagonisti di questo spettacolo sono due robot.
    B1O e N1C sono i nomi di questi barman meccanici. Vederli vi farà venire voglia di ordinare un drink e godervi lo spettacolo. Oltre 100 bottiglie appese al soffitto sono a disposizione dei bracci robotici, che scelgono i gusti, mixano, mescolano e servono il tutto in un bicchiere.

    Preparano fino a 1000 bicchieri al giorno, con movimenti lenti ma precisi e soprattutto ipnotici; intanto uno schermo a fianco del bar mostra i passi che i due robot devono ancora compiere.

    Non solo sulla nave

    Il progetto del robot barman è in realtà molto più ampio. La startup interamente italiana Makr Shakr che ha progettato i bracci automatici vuole portare la tecnologia al di fuori delle crociere. Tutti potranno utilizzare i robot per preparare i propri drink: tramite una comoda app sceglieremo gli ingredienti, per ordinare una bevanda classica o per ideare un nuovo cocktail che potremo condividere sui social network. Dopodiché godremo dello spettacolo offertoci dagli automi fino a bere il nostro drink.

    Il team della startup è rimasto legato all’Italia, perciò è possibile vedere i bracci robotici in alcuni eventi in zona, ad esempio alcuni di voi potrebbero averne visto uno all’expo di Milano, ed è possibile anche noleggiarli (anche se ovviamente non è proprio gratis).

    Divertimento, social e tanta tecnologia, e ancora una volta l’Italia può vantare di grandi menti invidiate da tutto il mondo. Rimane solo da assaggiare i cocktail robotici.

    Il braccio robotico prepara i cocktail a expo 2015. Close-up Engineering
    PH: expo2015.org
    ANSA/DANIELE MASCOLO

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