fbpx

SEGUICI SU:

DELLO STESSO AUTORE

INSTAGRAM

CORRELATI

Robot soffici: nuova frontiera per medicina e soccorsi

Già ad Aprile vi avevamo parlato della Soft Robotics Week, evento tenutosi a Livorno ed organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Istituto di BioRobotica e l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), in cui abbiamo potuto assistere a sfide in cui i robot soffici si “dilettavano” in prove di movimento e manipolazione.

Ma cosa sono i Soft Robot?

Quando pensiamo ad un robot immaginiamo delle macchine metalliche aventi sembianze che ricordano gli esseri umani e che compiono operazioni di supporto nei compiti di tutti i giorni; in pochi invece immaginano che nella maggioranza dei casi, parliamo di macchine che svolgono operazioni ben precise e compiti che l’uomo non sarebbe in grado di svolgere viste le grosse limitazioni che possiede.

Questa è l’idea che ha spinto dei ricercatori di Harvard a produrre il primo prototipo di Robot Soffice che non richiede batterie e componenti meccaniche al suo interno.

La Soft Robotics è una branca della biorobotica che si occupa di robot che nella maggior parte dei casi somigliano ad animali come pesci, molluschi o invertebrati in generale, e ne imitano mobilità e capacità di adattamento a stress esterni; i robot soffici possono allungarsi, torcersi e deformarsi, esattamente come le specie che imitano e l’obiettivo che ci si è posti è di sfruttarli in campo chirurgico o in compiti di esplorazione e soccorso grazie alla capacità di potersi deformare e superare eventuali barriere architettoniche.

Si spera che la loro morbidezza potrà un giorno rendere possibili operazione chirurgiche oggi impossibili o particolarmente rischiose, o addirittura rendere reale la possibilità di somministrare farmaci esattamente nelle zone dove sono necessari.

Ad Harvard è stato prodotto, mediante stampa 3D e litografia, Octobot, un polipo dalle dimensioni di circa 7cm avente una struttura costituita completamente da gel siliconico.
Completamente sprovvisto di cavi, sistemi di controllo e batterie; si muove grazie ad una reazione chimica tra perossido di idrogeno e particelle di platino (che funge da catalizzatore), la quale produce un gas, espulso poi da appositi sfiatatoi, che permette il movimento dei tentacoli e quindi a sua volta del robot nel suo complesso.
Il suo movimento è programmato in anticipo ed è ovvio che la limitatezza del carburante ne consente un’autonomia relativamente breve che va dai 4 agli 8 minuti.

La logica di controllo di Octobot è stata definita “logica fluida” in quanto al suo interno possiede delle valvole che si comportano come porte logiche e che direzionano il gas all’interno dei tentacoli.

Ryan Truby, uno dei ricercatori che ha preso parte al progetto, spiega che è stato scelto il polpo in quanto è un animale privo di scheletro ed allo stesso tempo molto forte e capace di una grande varietà di movimenti.

Un altro soft robot è stato sviluppato alla Facoltà di Fisica dell’Università di Varsavia ed ha le sembianze di un bruco lungo 15mm, costituito da elastomeri a cristalli liquidi (LCE), inventati originariamente all’Università di Firenze; si muove come un vero e proprio bruco (può arrampicarsi, spingere pesi, affrontare passaggi difficoltosi), si alimenta di luce verde e si controlla a distanza tramite laser.
Gli elastomeri a cristalli liquidi sono stati inventati proprio con l’obiettivo di creare oggetti “in grado di spostarsi da soli in un liquido” e controllati tramite luce con finalità mediche.

Robot soffici: nuova frontiera per medicina e soccorsi
Il soft robot prodotto all’università di Varsavia
Ph: tomshw.it

L’Italia non è stata a guardare; l’istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è uno dei più importanti istituti che si occupano di soft robotics, ed è un punto di riferimento per chi crede nelle potenzialità di questa nuova generazione di robot.
Da anni coordina progetti di ricerca internazionali come Octopus e PoseiDRONE, due soft robot che si comportano come cefalopodi dotati di tentacoli ed aventi un corpo in gomma e silicone che gli consentono di nuotare anche in spazi angusti, di manipolare oggetti ed anche resistere ad urti (nel caso di PoseiDRONE).
In campo medico è stato sviluppato, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, un robot chirurgico chiamato STIFF-FLOP, un endoscopio a rigidità variabile che permette di effettuare interventi complessi attraverso un approccio mini invasivo.

E’ chiaro come questi dispositivi siano davvero interessanti in campo medico, grazie anche al loro peso ridotto e basso costo; si tratta ovviamente di progetti in stato iniziale, ma non sarebbe strano se tra qualche anno potessimo già vederli all’opera.

CUE FACT CHECKING

CloseupEngineering.it si impegna contro la divulgazione di fake news, perciò l’attendibilità delle informazioni riportate su systemscue.it viene preventivamente verificata tramite ricerca di altre fonti.

Grazie per essere arrivato fin qui

Per garantire lo standard di informazione che amiamo abbiamo dato la possibilità ai nostri lettori di sostenerci, dando la possibilità di:
- leggere tutti gli articoli del network (10 siti) SENZA banner pubblicitari
- proporre ai nostri team le TEMATICHE da analizzare negli articoli

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here