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Una banana come controller PS5? Ecco il brevetto di Sony

Addio ai problemi di manutenzione e ricarica dei controller: con il nuovo brevetto Sony si potrà utilizzare un qualsiasi oggetto al posto di un device elettronico. Sì, persino una banana!

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No, non è un controller dalla forma allungata: stiamo parlando proprio del frutto. Sony ha depositato un brevetto in cui illustra l’utilizzo di una banana come controller per la PS5. Un dispositivo tutt’altro che convenzionale che potrebbe rivoluzionare la produzione di periferiche per le console, liberandoci dell’acquisto di ulteriori device e sistemi. Anche se non ci sono ancora informazioni sul fatto che Sony stia già lavorando al brevetto o meno, la notizia ha destato molta curiosità. L’uso di un oggetto qualsiasi come controller eliminerebbe la complessità tecnica dell’hardware e il costo per produrlo, nonché acquistarlo.

“Nuovi” controller per la PS5: non solo la banana

Nel brevetto non si fa riferimento soltanto alla banana, ma si parla in generale di un qualsiasi “oggetto passivo non luminoso tenuto in mano dall’utente”. Il frutto è soltanto uno degli esempi del brevetto, nel quale si specifica che qualsiasi cosa può essere convertita a controller. La banana è stata scelta per la sua “somiglianza ergonomica” ad un dual stick, essendo di forma allungata, facile da afferrare interamente e con una superficie sufficientemente estesa.

Una banana come controller PS5: un'immagine di utilizzo dal brevetto di Sony. Fonte: Polygon
Una banana come controller PS5: un’immagine di utilizzo dal brevetto di Sony. Fonte: Polygon

L’idea del brevetto consiste nel mappare l’oggetto tramite una videocamera, così da riconoscerne i movimenti e le interazioni con esso del giocatore, traducendoli in azioni. Possiamo immaginare dei “tasti virtuali” collocati sull’oggetto, posti in posizioni analoghe ai tasti fisici dei normali controller PS5. Nel brevetto si ipotizza la possibilità di fare seguire un training al gioco per riconoscere gli oggetti che l’utente vuole usare come controller, oppure, al contrario, proporre all’utente degli oggetti già configurati e facilmente reperibili in casa. Il secondo approccio sarebbe più semplice e meno costoso, sia per Sony che per il giocatore.

Nel brevetto si parla di un pose detector utilizzato per identificare l’oggetto tramite la sua forma, lo spazio che occupa e i suoi movimenti. Il sensore rileverebbe i contorni dell’oggetto e, tramite un algoritmo di machine learning, registrerebbe i movimenti della banana (o arancia, o qualsiasi altra cosa) associandoli a specifici comandi. Ad esempio appoggiare l’oggetto su una superficie significherebbe mettere in pausa la partita. Il controller potrebbe anche essere formato da più oggetti: due banane usate come pistole, o due arance trasformate in volante.

Gli oggetti potrebbero essere usati anche in coppia e ne verrebbero calcolati anche i movimenti "relativi". Fonte: Playstation Bit
Gli oggetti potrebbero essere usati anche in coppia e ne verrebbero calcolati anche i movimenti “relativi”. Fonte: Playstation Bit

Il sistema deve essere in grado di individuare i movimenti dell’oggetto e tradurli in input per il gioco, registrando ogni cambiamento di inclinazione e posizione. Per fare ciò si rende necessario l’uso di una videocamera in grado di riconoscere i movimenti e tradurli nell’output desiderato. La PlayStation Eye di Sony ha un funzionamento simile al tipo di periferica che servirebbe per usare il controller-oggetto. La tecnologia proposta dal brevetto farebbe uso di uno strumento più avanzato e migliorato rispetto all’Eye, in grado di adattarsi a (quasi) qualsiasi tipo di forma e dimensione.

I controller-oggetti: una rivoluzione videoludica

Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il mercato delle console. In vendita esistono molte periferiche aggiuntive che completano l’esperienza di gioco, rendendola più immersiva e fluida. Chiaramente l’acquisto comporta dei costi che non tutti possono permettersi di affrontare, e in alcuni casi le capacità del giocatore sono limitate da questa difficoltà, impedendogli di competere con altri o di vivere appieno il videogioco. Bisogna poi considerare che le periferiche devono essere ricaricate regolarmente e spesso questo limita l’esperienza di gioco, rendendola più faticosa.

Il PlayStation VR è l'emblema dell'utilizzo di periferiche per l'esperienza videoludica. Fonte: Tom's Hardware
Il PlayStation VR è l’emblema dell’utilizzo di periferiche per l’esperienza videoludica. Fonte: Tom’s Hardware

L’idea del brevetto è quella di eliminare il problema degli acquisti aggiuntivi e della manutenzione delle periferiche, rendendole accessibili a tutti. Una banana o un qualsiasi altro oggetto non avrà mai il problema della batteria, e in molti casi nemmeno quello del deterioramento: se un frutto marcisse se ne prenderebbe un altro uguale. Il PlayStation VR sarebbe tra i primi a beneficiare della tecnologia, avendo già a disposizione una videocamera per il riconoscimento dei movimenti, eliminando però l’uso dei controller proprietari.

Sarebbe auspicabile che un utente potesse usare un device economico, semplice e non-elettronico come periferica per un videogioco.

Timothy Edward Bradley, David Erwan Damien Uberti

Il brevetto è stato pubblicato il 15 Luglio del 2020 ma ha cominciato a circolare soltanto in questi giorni. Uscito in sordina, il sistema di Sony sta facendo molto parlare di sé per le implicazioni che porterebbe se fosse sviluppato e commercializzato. La tecnologia è in continuo subbuglio e anche il mondo dei videogiochi ne sta beneficiando. Forse, tra qualche anno, non ci ricorderemo neanche dei controller.

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