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Mr Robot: un viaggio nell’animo umano

L’abbiamo amata, abbiamo esultato, abbiamo versato lacrime e siamo stati col fiato sospeso. Mr Robot si è conclusa con la quarta stagione, lasciando di stucco i fan in tutto il mondo. Una serie che ormai è diventata un cult dell’era moderna, facendosi strada con monologhi e immagini che non dimenticheremo facilmente.

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La maschera utilizzata in Mr Robot, diventata simbolo di ribellione e resistenza in tutto il mondo. Credits: dinkgoods.com

Sebbene le vite dei protagonisti si intreccino principalmente a colpi di hacking di vario tipo, Mr Robot è molto più che una serie sull’informatica: è un viaggio nell’animo umano guidato da una persona qualsiasi, con le sue paure, le sue difficoltà e i suoi mostri.

Una serie che fa nascere delle riflessioni importanti, sia su noi stessi che sulla società che ci circonda. Una storia che più volte mette in discussione chi siamo e quello in cui crediamo. Il bene e il male si confondono continuamente, rincorrendosi lungo una linea a malapena distinguibile. Un racconto che ci porta più volte a chiederci che cosa è davvero giusto o sbagliato, se i cattivi sono in realtà i buoni e viceversa, e se la nostra moralità in cui crediamo saldamente non sia in realtà una finzione.

Credits: pinterest.com
Credits: pinterest.com

Mr Robot, per chi ha saputo ascoltare, ci ha fatti crescere interiormente e dato un altro punto di vista con cui guardare il mondo. Mentre aspettate di leggere e approfondire gli attacchi della quarta e ultima stagione, in arrivo su Systems, vogliamo invitarvi a riflettere con noi sulla meravigliosa eredità che ci ha lasciato Sam Esmail.

Attenzione: l’articolo contiene spoiler. Non continuate se non avete concluso la serie.

Il bene, il male e la lotta interiore

Tutti i personaggi presenti in Mr Robot sono profondamente diversi gli uni dagli altri, in termini di credenze, moralità e risposte agli stimoli esterni. Elliot, affetto dal disturbo dissociativo di personalità, crea altri “sé” che possano proteggerlo dagli abusi e sopperire alle mancanze di cui ha sofferto. Il suo vero “io” non è in grado di affrontare il mondo, e ogni volta che raggiunge il limite di un’emozione il suo personale meccanismo di autodifesa crea un nuovo “sè” che possa gestire la sua reazione.

Elliot e Mr Robot. Credits: Vanityfair.it
Elliot e Mr Robot. Credits: Vanityfair.it

Darlene, al contrario, sceglie di creare un corazza intorno a sé, seppur con delle crepe che, avanzando attraverso le stagioni, si fanno sempre più profonde, fino a rompersi del tutto.

Whiterose/Zhang si sente chiusa in un corpo e in una vita che non le appartengono. Ha perso il suo vero amore, e con esso ogni possibilità di essere felice e sè stessa. Per rispondere a questa ingiustizia si chiude dentro una lucida finzione al termine della quale, ne è convinta, si prospetterà per lei un nuovo inizio, un mondo in cui le ingiustizie non esisteranno.

Phillip Price nasconde la sua solitudine e i suoi segreti dolorosi dietro un muro di ghiaccio e crudeltà. Una barriera imposta sia dalla carica che possiede e dalle sue responsabilità, sia dall’amore per l’unica persona al mondo a cui tiene: sua figlia.

Angela Moss, amica d’infanzia di Elliot, ha conosciuto anche lei degli orrori, ma reagisce cercando di costruirsi una vita felice e normale, riempiendo i vuoti che ha e facendo finta di non sentirli. È il personaggio più volubile e malleabile, del quale infatti Whiterose si approfitta fin da subito. La sua disperazione le fa credere a qualsiasi cosa che possa sembrare una speranza, e man mano che il tempo passa si costruisce un’illusione sempre più fragile, alla quale si aggrappa disperatamente.

Angela Moss, amica d'infanzia di Elliot. Credits: aminoapps.com
Angela Moss, amica d’infanzia di Elliot. Credits: aminoapps.com

Ogni personaggio, considerando anche Vera, Dominique e Krista, si evolve nel corso della serie, pur preservando dei tratti caratteristici che impattano sulle decisioni che prende. L’abilità di Sam Esmail risiede nell’aver deciso di mettere “a nudo” ognuno di loro in tempi e modi diversi, in modo che lo spettatore si trovasse più volte a mettere in discussione le convinzioni che si era creato fino a quel momento.

Se nella prima stagione Elliot ci appare esclusivamente come il bene, tanto da arrivare a identificarci in lui, man mano che veniamo a conoscenza dei veri motivi degli altri personaggi iniziamo a vacillare riguardo la certezza di sapere chi è buono e chi no. Tutte le ferite vengono allo scoperto, e non riusciamo più a biasimare così facilmente il comportamento dei singoli. Capiamo che sono umani, che fanno errori, e che nascondono tutti del dolore. Ciò che cambia è solo il modo in cui decidono di affrontarlo.

Whiterose/Ministro Zhang. Credits: optimagazine.com
Whiterose/Ministro Zhang. Credits: optimagazine.com

E allora cambiano le regole della moralità, cambia il punto di vista, crollano le certezze. Ci chiediamo: “che cosa avrei fatto io al suo posto?”, e non riusciamo più a dare giudizi diretti e immediati. Diventiamo empatici con ognuno dei personaggi, perchè troviamo in ciascuno una parte di noi stessi. E magari li rifiutiamo, perché ci ricordano troppo ciò che non apprezziamo di noi. Un lato oscuro, un ricordo doloroso, che però ci rende ciò che siamo.

Realtà e finzione

Un altro punto di forza della serie è la capacità di mettere sempre in dubbio ciò che si sta guardando. Elliot si rivolge spesso a “noi”, ci chiama “amico“, e continua a chiederci se ciò che sta vivendo è reale. È solo un sogno? Elliot è ancora in uno dei suoi deliri paranoidi? Ce lo stiamo chiesti molte volte, e la risposta non è mai arrivata subito.

La seconda stagione è l’esempio più clamoroso di questa dualità: scopriamo solo a metà che Elliot si trova in carcere, ma l’illusione in cui vive e le maschere di cui si copre non ce lo hanno fatto capire. Tutta la storia è costruita su dei “travestimenti mentali” che anche lo spettatore fa fatica a cogliere, perché hanno impatti effettivi sulla realtà e sulle decisioni dei personaggi.

Il plot twist della seconda stagione: Elliot si trova per tutto il tempo in carcere. Credits: insider.com
Il plot twist della seconda stagione: Elliot si trova per tutto il tempo in carcere. Credits: insider.com

Noi (spettatori) non sappiamo nulla di più di ciò che l’Elliot cosciente sa, e scopriamo la verità man mano, districandoci a fatica tra la menzogna. E il segreto più grande lo scopriamo solo alla fine: anche noi siamo Elliot, un altro prodotto della sua mente. Quasi sempre attivi e coscienti, un pubblico invisibile ma presente che si alterna tra le certezze e i dubbi su ciò che vede, esattamente come il protagonista.

Odio e amore

Alla base di tutto lo show ci due sentimenti fondamentali dell’essere umano. Tutti i personaggi navigano e si dividono tra queste due forze, sia nei confronti degli altri che dei propri.

Il personaggio di Elliot nasce dall’odio verso la società, ma soprattutto verso sé stesso. Non si ama, e questo gli impedisce di amare gli altri. Autodistruzione, rabbia, vuoto interiore, isolamento. Il poco amore che vediamo in lui è superficiale: anche nei confronti di Darlene è per quasi tutto il tempo schivo, distaccato, quasi indifferente ai dolori e alle preoccupazioni della sorella.

D’altronde è ciò che, inizialmente, riceve da lei: distacco e menefreghismo, tanto da sembrare conoscenti più che parenti. E con loro tutti i personaggi appaiono così, in principio: freddi, calcolatori, concentrati su un obiettivo ben preciso e decisi ad arrivarci a qualsiasi costo. Quasi come se non fossero neanche umani.

Elliot e Darlene. Credits: sensorstechforum.com
Elliot e Darlene. Credits: sensorstechforum.com

È col passare del tempo che le difese si abbassano e ci si sposta, lentamente, su un terreno più intimo. Man mano che la posta in gioco si alza e che si vivono le conseguenze – spesso disastrose – delle proprie azioni, tutti cominciano a diventare più umani e fragili. Assistiamo a degli avvicinamenti: tra fratello e sorella, tra padre e figlia, addirittura tra nemici. Aumenta la comprensione, sebbene sempre limitata dagli obiettivi personali.

E l’apice viene raggiunto quando Elliot comprende il valore di chi ha accanto, e capisce che anche per lui c’è speranza. Capisce che l’amore di chi gli sta attorno è vero, ed è in grado di curare le sue ferite. Si rende conto che rompersi e ricostruirsi è umano, e che per tutte le volte che non riuscirà ad amarsi ci sarà sempre qualcuno che lo farà per lui, nonostante i suoi rifiuti e le sue chiusure.

È significativo che l’atto d’amore più grande lo ha sempre fatto Elliot verso sé stesso, pur odiandosi e distruggendosi per tutta la serie. O perlomeno, questo è quello che lui crede e che crediamo anche noi. Come sappiamo bene dal finale, ogni personalità dell’hacker è nata per proteggere il suo vero “io”, una persona fragile che ha bisogno di costante aiuto per affrontare il mondo.

Credits: spoilertime.com

Pur essendo finzioni, le personalità amano Elliot e diventano il suo scudo, sopportando chi la rabbia, chi la paura, chi il dolore. Il vero sè stesso è lontano dagli orrori del mondo, in un posto dove può vivere la vita che ha sempre voluto, con la moglie che ha sempre desiderato, un lavoro soddisfacente e dei genitori amorevoli. Sta bene, non soffre, perché intorno a lui ha delle “persone” che lo amano e che lo proteggono ad ogni costo. L’atto d’amore è l’autoprotezione. Elliot ritiene la sua vita talmente preziosa e degna di essere vissuta che protegge sé stesso da ogni avversità, sopportando ogni dolore e preservandosi. Rimanendo in un posto sicuro… la All Safe.

Le 4 principali personalità di Mr Robot. Credits: hall of series

E finalmente, alla conclusione della tempesta, c’è una vita degna di essere vissuta. Le personalità si fanno da parte e accompagnano per mano Elliot, fiere di ciò che hanno fatto e di aver cambiato il mondo in uno che potrà renderlo felice. Sapendo che al suo fianco ci sarà Darlene, che come loro lo ha sempre amato. Sapendo che finalmente potrà amarsi anche senza il loro aiuto.

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Marina Londei
Laureata in Ingegneria e Scienze Informatiche, unisco la passione per la scrittura al mio lavoro.