Il 26 novembre 2018 è arrivato, sulla superficie di Marte, il lander InSight. La missione, partita a maggio dello stesso anno, ha viaggiato per mesi nello spazio profondo, portando con sè anche qualcosa che arriva dal Politecnico di Torino.

I codici che vengono utilizzati per le comunicazioni tra il lander e gli scienziati, per fare in modo che i dati raccolti arrivino correttamente fino a Terra, sono stati inventati proprio da due docenti dell’ateneo in questione: Sergio Benedetto e Guido Montorsi.

Vista del braccio robotico e del pannello solare del Lander. Credits: NASA

“Insieme ai colleghi del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, guidati da Dariush Divsalar, abbiamo inventato i codici Ccsds, racconta Sergio Benedetto.

“Sono lo strumento con cui è possibile comunicare con una sonda spedita così lontano dalla terra.”.

La difficoltà delle comunicazioni nello spazio

Le comunicazioni tra Insight e Terra avverranno tramite il Mars Reconnaissance Orbiter”, spiegano dal Politecnico.

“Data l’enorme distanza percorsa, il segnale arriva a Terra con livelli di potenza bassissimi, e richiede l’uso di codici estremamente potenti per la correzione degli errori.”.

Infatti, per comunicare con strumenti che lavorano non molto lontani dalla Terra, come i vari satelliti in orbita terrestre, la Stazione Spaziale Internazionale o satelliti in orbita attorno alla Luna, non ci sono grossi problemi. Ma con distanze che oscillano trai 55 e i 401 milioni di km, come la distanza Terra – Marte, le cose cambiano.

“Per quanto sia potente un’antenna che deve recepire i messaggi arrivati dalle sonde inviate su Marte, per colpa dei rumori di fondo prodotti dalle correnti e dalle antenne stesse, è impossibile ricevere informazioni che non siano piene di errori e inutilizzabili, spiega Benedetto.

Tra le prime foto inviate da Insight. Credits: NASA

“Foto, dati e video vengono comunicati in linguaggio binario, con serie di “1” e “0”. I rumori modificano queste serie e le fanno sballare. 

Grazie a questo codice che abbiamo inventato, però, il problema è superato. Noi forniamo una sorta di “giacca” ai dati inviati. Circondiamo il ‘bit’ del dato che dobbiamo ricevere con tanti altri ‘bit’ che lo proteggono e lo facciamo arrivare integro alla base”.

E’ grazie a questa invenzione che oggi possiamo comunicare con sonde così lontane da noi.

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