Qual è l’idea, l’immagine, che tutti abbiamo del Dark Web? La più comune è quella di un luogo misterioso e vasto, visitato da hacker e delinquenti di ogni tipo, come la storia di Alexandre Cazes: il (ex) re del dark web. In realtà, ciò potrebbe corrispondere solo parzialmente alla realtà dei fatti, e a dimostrarlo ci sarebbe un report pubblicato da due ricercatori di sicurezza, presso la Recorded Future.

Questa visione comune probabilmente è nata dal fatto che il dark web non è facilmente accessibile dai normali utenti, e anche chi ha più conoscenze del normale fatica non poco. Quasi tutti i siti web di questo tipo infatti, non sono indicizzati e, per accedervi, richiedono particolare software come TOR.

Quindi, oltre ad essere pochi in numero, sono anche poco frequentati vista la difficoltà di trovarli (ma è anche lo scopo di questi servizi: essendo la maggior parte di essi illegali, i proprietari vogliono che siano il più possibile nascosti).

Un iceberg come rappresentazione del web

Il modo più facile per spiegare cos’è il Dark Web è “il metodo iceberg. Una delle caratteristiche principali di un iceberg è quella di avere gran parte della sua superficie sommersa e la punta visibile. La punta visibile corrisponde al web chiaro, che tutti noi conosciamo, la parte nascosta invece si divide in Deep Web (reti non indicizzate come il netbanking, reti private, ecc..) e il Dark Web.

Queste tre categorie si potrebbero, volendo, raggruppare in due macrocategorie: il clear web e il dark web, con la prima che include sia il surface che il deep web, e sono quei siti raggiungibili senza configurazioni software o hardware particolare.

Rappresentazione grafica del Deep Web e Dark Web. Credits: wikipedia.com

Secondo il report invece, per rappresentare correttamente la realtà dei fatti, l’iceberg dovrebbe essere ribaltato. I siti attivi infatti rappresenterebbero appena meno dello 0.005% del web noto. Inoltre, dei 55mila siti del Dark Web che i due ricercatori sono riusciti a rintracciare, solo il 15%, pari a circa 8400 siti, sono effettivamente attivi.

La reale divisione del web secondi i ricercatori. Credits: recordedfuture.com

Il vero dark web nascosto

In realtà, ci sono delle fondamenta per assecondare l’idea del dark web = luogo nascosto e misterioso. Esisteranno sicuramente diversi siti che sono del tutto separati dal resto, che si nascondono negli angoli più remoti di internet.

Per capire quanto nascosti questi siti siano, possiamo affidarci ai numeri. I ricercatori infatti, hanno misurato quanti domini tor unici avevano un link che punta a un determinato sito (outbound links). Questo conteggio può essere poi confrontato con siti popolari per valutarne la loro visibilità relativa. I siti del clear web più popolari hanno un numero di link in entrata nell’ordine del milione.

Rappresentazione a pixel del dark web rispetto al surface web. Credits: recordedfuture.com

E’ risultato che il sito onion (tor) con più link in entrata sia un market, molto famoso, con 3.585 link in entrata. Un sito che forniva assistenza per ospitare i server di tor aveva solamente 279 link in entrata.

Sono stati scelti, inoltre, otto siti ritenuti “criminali” di alto livello con notevoli ostacoli all’ingresso e un alto livello di oscurità. Il vero dark web. Per questi otto siti, abbiamo misurato un media di 8.7 link in entrata: il più alto ha raggiunto i15 link. E’ evidente come ciò sia in netto contrasto con il web a cui siamo abituati noi.

Sono siti come questi che sono veramente dark, e hanno il maggior valore di criminalità.

Collegamenti in entrata in un famoso mercato del dark web (a sinistra) rispetto all’intera rete di link in entrata per otto siti di esempio (a destra). Credits: recordedfuture.com

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