In Black Mirror abbiamo visto più volte come la linea tra la vita e la morte si assottiglia grazie alla tecnologia. In tutti gli scenari più o meno disturbanti che la serie ci ha presentato dietro c’era sempre una motivazione fin troppo umana – dolore, vendetta, amore. Ci siamo trovati spesso a chiederci che cosa fosse giusto o sbagliato, e quale fosse il limite oltre il quale non ci saremmo mai spinti.

Ma immaginare una situazione è diverso dal viverla, e non è sempre facile prendere una posizione netta. A sostegno di ciò c’è anche il fatto che non abbiamo (non ancora, almeno) accesso a certe tecnologie, il che rende molte delle riflessioni fini a sé stesse e spesso non portate fino in fondo.

Da Seoul, però, arriva una notizia che scatenerà sicuramente una profonda riflessione e dei dibattiti infiniti: una donna ha riabbracciato sua figlia, scomparsa prematuramente, grazie alla realtà virtuale. Una simulazione, “I Met You”, che le ha regalato altri momenti – seppur costruiti- con la sua bambina.

I Met You

Un esperimento/documentario prodotto dalla Munhwa Broadcasting Corporation. Ma I Met You non è semplicemente questo.

Grazie alla realtà virtuale Jang Ji-sung ha riabbracciato Nayeon, la figlia morta prematuramente a soli sette anni. Un sogno quasi reale reso accessibile grazie al visore HTC Vive Pro e dei guanti in grado di fornire informazioni tattili.

Il team di sviluppo ha impiegato 8 mesi per implementare il viso, corpo e voce della bambina affinché fossero il più simili possibile a quelli reali. Una giovane attrice ha prestato le sue movenze, registrate tramite la motion capture.

Attenzione: contenuti forti.

Il video del ricongiungimento di madre e figlia grazie alla realtà virtuale.

La donna si è detta felice di aver potuto riabbracciare sua figlia e salutarla come avrebbe voluto. La sua esperienza è stata <<come essere in paradiso>>, e sempre a sua detta le avrebbe permesso di superare in parte il dolore della perdita. Assieme a lei anche suo marito e gli altri figli, che hanno assistito al ricongiungimento da uno schermo.

Un’esperienza sicuramente controversa, che però ha spostato il limite, sia tecnologico che morale, di ciò che è possibile fare. La notizia lascia di stucco, ma fa sicuramente nascere riflessioni interessanti. Riusciamo a biasimare totalmente una madre distrutta dal dolore? Siamo davvero sicuri di sapere fino a che punto ci spingeremmo se ci trovassimo di fronte ad una situazione del genere?

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