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FossaSat-1: il PocketQube sarà anche open source

Con l’aumento della concorrenza in ambito spaziale, si sono abbassati considerevolmente anche i prezzi di lancio. Oggi è possibile inviare il proprio satellite nello spazio pagando poche centinaia di migliaia di dollari, ad esempio un CubeSat delle dimensioni di 10x10x10 cm, stardard ormai consolidato.

FossaSat-1 chiuso. Credits: FOSSA Systems

Ma non è stato solo l’aumento del numero di lanci annui a contribuire ad abbassare i prezzi. La Libre Space Foundation ha infatti ben pensato di creare il primo satellite open source del mondo, abbassando i prezzi al minimo. Denominato UPSat e messo in orbita a maggio 2018, è stato progettato da zero utilizzando software e hardware aperto.

Nonostante ciò, i prezzi continuano a essere proibitivi per la maggior parte dei ricercatori e sviluppatori indipendenti. Quindi come fare per abbatterli? Facciamo satelliti più piccoli!

FossaSat: la rivoluzione in 125 cm³

FossaSat-1 con i nastri metallici dispiegati. Credits: Julian Fernandez on Twitter

Costruito da Julian Fernandez, Richard Bamford e Chris Mulhall, fondatori di FOSSA Systems, il satellite FossaSat-1 sfrutta sia il crollo dei costi, sia l’integrazione di chip e radio fuori dagli schemi.

Più piccolo dello standard CubeSat, FossaSat-1 è quello che è noto come PocketQube: misura solo 5x5x5 cm e pesa solo 250 grammi, sarà uno dei satelliti più piccoli mai lanciati nello spazio.

I nastri che sembrerebbero messi per confermare le vere dimensione del piccolo satellite, sono in realtà antenne UHF. L’utilizzo del nastro metallico, per costruire semplici antenne monopolari a quarto d’onda, è un trucco piuttosto comune nella piccola comunità satellitare: nonostante le relativamente basse prestazioni RF, è abbastanza buono. I nastri sono normalmente avvolti attorno al satellite per il lancio e dispiegati in orbita.

Un satellite open source

Schede del FossaSat-1. Credits: Julian Fernandez on Twitter

FossaSat lavorerà nella banda UHF Amateur Satellite (435-438 MHz) e quindi trasmetterà segnali LoRa e RTTY che dovrebbero essere ricevibili a terra da chiunque possieda un modulo radio LoRa collegato a un’antenna monopolare di base.

Il cuore del satellite è un microcontrollore ATmega328P-AU 8-bit, compatibile con Arduino. Utilizza un ricetrasmettitore Semtech SX1278 LoRa come principale mezzo di telecomunicazione e il sistema di alimentazione si basa su tre chip MPV STMicroelectronics SPV1040.

Il software per FossaSat-1 è disponibile dal repository GitHub del progetto insieme ai disegni hardware per la struttura e il carico utile del satellite.

Spettro di frequenze in output. Credits: Julian Fernandez on Twitter

Il lancio di FossaSat-1 è previsto per il terzo trimestre del 2019 come parte del cluster di lancio Alba Orbital 2, costituito da 7 satelliti PocketQube che verranno lanciati in un’orbita di 375 km.Sebbene il veicolo di lancio per il cluster 2 di Alba Orbital non sia ancora stato specificato, è possibile che sia il Vector Space Systems Vector-R.

Se dopo aver letto questo articolo avete pensato alla possibilità di metter su un satellite per conto vostro, sappiate che un kit PocketQube può essere acquistato per poco più di € 9.000, mentre il listino prezzi per il lancio inizia a partire da € 25.000. Resta sempre una quantità non indifferente di denaro, ma almeno non dovrete prendere un mutuo di 30 anni per pagarlo (forse).

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Heidi Garcia
Laureata in Ingegneria Informatica all’Università di Firenze. Studentessa magistrale di Ingegneria Robotica e dell'Automazione all'Università di Pisa. Caporedattrice della sezione Tech CuE del network Close-up Engineering e presidente dell'AS Pisa di EUROAVIA (European Association of Aerospace Students). Grande passione per l’aerospazio, l'astronomia e l'elettronica.