Supportare la ricerca medica giocando? Si può: Folding@Home è qui per questo. Il progetto raggiunge un traguardo incredibile: ha superato i supercomputer in potenza di calcolo.

La lotta al Coronavirus ha coinvolto milioni di utenti, che si sono uniti al progetto e hanno deciso di dare il loro piccolo contributo per dare man forte alla ricerca di un vaccino.

Folding@Home: il progetto

Come si legge sul sito del progetto, “Folding” si riferisce al modo in cui le proteine si ripiegano (ripiegamento proteico) all’interno delle cellule del corpo umano, ottenendo la loro caratteristica struttura tridimensionale. Sulle proteine si basa la salute del nostro corpo; se, al contrario, avviene il processo di denaturamento (unfolding), derivano malattie quali (si suppone) l’Alzheimer, la fibrosi cistica e il BSE (conosciuto come morbo della mucca pazza).

I partner del progetto Folding@Home.

Il progetto, che ha visto la luce alla Stanford University nel 2000, nasce con l’intenzione di sfruttare il calcolo distribuito per simulare le dinamiche delle proteine, studiandone il comportamento e aiutando i ricercatori a comprenderle e individuare nuovi farmaci per trattare le malattie.

Come fanno gli utenti a collaborare? È molto semplice: basta scaricare il software fornito da Folding@Home per iniziare a eseguire simulazioni con la potenza di calcolo inutilizzata del proprio PC. Il programma eseguirà in background, senza rubare risorse a ciò che si sta facendo, e utilizzerà la potenza rimasta per generare simulazioni. Più utenti generano simulazioni, più aumenta la possibilità di individuare il corretto comportamento delle proteine. Non c’è pericolo di calo delle prestazioni: il software permette di specificare quanta energia utilizzare o quando essere eseguito (ad esempio quando il computer è inattivo).

Folding@Home in esecuzione. Credits: Prppedro

Ma come funziona nel dettaglio? Il software client, installato sulla macchina dei singoli utenti, riceve dal server centrale una “work unit” che rappresenta i dati delle proteine che il software dovrà elaborare. Una volta completata l’elaborazione, il client restituirà il risultato al server.

Lotta al coronavirus: un grande traguardo

Anche i virus possiedono proteine, e le utilizzano per sopprimere il nostro sistema immunitario e riprodursi. Con l’arrivo del Coronavirus, i creatori di Folding@Home hanno lanciato un appello a chiunque volesse partecipare e collaborare per supportare la ricerca.

La risposta non si è fatta attendere: milioni di persone hanno deciso di contribuire alla causa. E adesso, grazie all’impegno di tutti, la rete distribuita creata da Folding@Home è in grado di offrire ben 470 PetaFLOPS di potenza computazionale.

L’entusiastico tweet di Gre Bowman, ricercatore a capo del progetto Folding@Home.

Se lo confrontiamo coi numeri dei supercomputer capiamo qual è la portata del traguardo: il Summit, il più potente al mondo, ha “solo” 148 PetaFLOPS. La somma dei primi 7 supercomputer, invece, è di 462 PetaFLOPS.

Un primo sguardo alla proteina del Coronavirus.

Non sono stati solo i videogiocatori o i grafici a unirsi alla causa: anche gruppi di mining di bitcoin e persone “ordinarie” hanno scaricato ed eseguito il client, generando così un aumento dell’utenza del 1200% nelle ultime due settimane. La partecipazione è stata talmente grande che molti si sono ritrovati in idle, in attesa di nuove work unit da elaborare.

Per collaborare anche voi potete scaricare il software e iniziare a calcolare, oppure fare una donazione al dipartimento di medicina della Washington University, donando fondi al progetto di ricerca. Il prossimo obiettivo? Raggiungere e superare la barriera dell’exaFLOP!

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