“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”, diceva Umberto Eco. Anche per questo motivo l’allarmismo e le teorie complottiste non hanno mai fine. Non bastavano gli UFO, i vaccini o addirittura la terra piatta, ci doveva anche andare di mezzo la tecnologia: il “dannoso” 5G.

Ma facciamo un passo alla volta, cos’è realmente la tecnologia 5G?

Integrazione tra 4G e 5G. Credits: AMTA

Il 5G è la rete di quinta generazione che andrà ad affiancare, e poi inevitabilmente a superare, l’attuale 4G LTE. L’aspetto fondamentale (e la chiave della sua innovazione) è la latenza che non deve superare i 4ms, anche se la prospettiva è quella di avere una latenza che non vada oltre l’1 ms. Basti pensare che per il 4G LTE la latenza è di ben 20 ms.

Il 5G garantirà anche una velocità di download e upload di 20 Gbps e 10 Gbps rispettivamente, come picco massimo. Con l’attuale standard di rete (LTE cat. 15) si ha un picco massimo di 4 Gbps, ma nella pratica la media si aggira attorno ai 100 Mbps. Questi valori sono dovuti al fatto che il 5G utilizzi onde ad altissima frequenza che posso arrivare fino a 300 GHz. Come ben sappiamo, ciò fa aumentare esponenzialmente la velocità del segnale. Un aumento della velocità, però, rende molto difficile la propagazione delle onde. Nascono così dei vincoli per questa tecnologia.

Il primo vincolo è l’inevitabile aumento del numero di antenne, o celle. Segnali con una così elevata frequenza non riescono a penetrare edifici e ostacoli di vario genere, inoltre, vengono facilmente assorbite dalle foglie, piante e dalla pioggia. Perciò bisogna aumentare il numero di ripetitori, le cosiddette small cells, aree di territorio dal raggio che può andare da poche decine di metri a circa 2 km.

Un’altro vincolo è costituito dai dispositivi che si dovranno connettere alla rete. Essi dovranno garantire una velocità minima di 100 Mbps in download e 50 Mbps in upload. Il numero di apparecchiature connesse a una cella per chilometro quadro non potrà superare il milione.

Architettura di rete del 5G. Credits: AMTA

Evidentemente, il 5G non rappresenta un’evoluzione dell’attuale 4G LTE. Il 5G è una vera e propria rivoluzione tecnologica che garantirà un’affidabilità del 99,9999% e un’efficienza spettrale che toccherà i 30 bit/s/Hz.

La tecnologia 5G, insomma, permetterà il suo utilizzo in moltissimi settori, dall’Internet of Things (IoT), alle Smart Home, fino ad arrivare all’intrattenimento (si pensi a Google Stadia).

L’origine del complotto

Simpatico cartellone contro la tecnologia 5G. Credits: Proveniente dal web

Come accaduto per i cellulare e il WI-FI, è arrivato il momento di attaccare un nuovo sviluppo tecnologico. La previsione di una proliferazione di antenne sembra essere la principale causa di preoccupazione riguardo all’introduzione del 5G. Come si diceva prima, ciò è dovuto alla altissima frequenza del segnale.

Come afferma Alessandro Polichetti, del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale, Istituto Superiore di Sanità, nel suo intervento alla Camera dei Deputati lo scorso febbraio:

“Le dimensioni più piccole delle celle rispetto a quelle attualmente utilizzate per la telefonia cellulare comporteranno delle potenze di emissione più basse di quelle attuali, con una distribuzione dei livelli di esposizione più uniforme e con picchi di emissione più bassi nelle zone in prossimità delle antenne rispetto a quanto avviene attualmente.”

Infatti le tanto temute “onde millimetriche” vengono assorbite o riflesse sulla superficie della pelle e quindi non possono penetrare all’interno del corpo. Ma cosa sono?

Come si spiegava prima, per la tecnologia 5G verranno usati dei segnali ad altissima frequenza: questi sono denominati Extremely high frequency (EHF), cioè, delle onde radio che vanno dai 30 ai 300 GHz. Oltre questa soglia, la radiazione elettromagnetica diventa luce infrarossa inferiore. La banda EHF possiede una lunghezza d’onda che va dal millimetro ai dieci millimetri. Questo è il motivo per cui vengono chiamate, appunto, “onde millimetriche”.

Soglie di frequenza perfettamente nella norma

Spettro elettromagnerico. Credits: http://www.arpa.veneto.it

Agli operatori telefonici italiani sono state assegnate, per le reti 5G, delle frequenze che rientrano nelle bande 700 MHz3700 MHz e 26 GHz, come vediamo, solo questa ultima è vicina alla soglia delle onde millimetriche. Il 3G lavora con le bande da 900 e 2100 MHz e il 4G/LTE da 800 MHz ai 2600 MHz.

Tutte queste bande convivono nella soglia 0-300 GHz, range sul quale si è espressa l’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Le esposizioni nei limiti raccomandati dagli orientamenti dell’ICNIRP (Commission on Non-Ionizing Radiation Protection) non producono effetti nocivi per la salute, pur esistendo delle lacune nella conoscenza che devono essere ancora colmate.”

Inoltre, frasi del tipo “previsto un innalzamento delle soglie limite di irradiazioni fino a 61 V/M” sono completamente prive di fondamenti. Nel 5G non possiamo parlare di soglie fisse ma di intervalli di soglia variabili a seconda dell’esigenze della singola cella nel singolo istante di tempo. Attualmente in Italia la normativa stabilisce un limite di esposizione ai campi elettromagnetici per il pubblico pari a 6 V/M e come scritto sulla Sintesi della consultazione pubblica indetta con la delibera N. 89/18/CONS:

“È stato osservato che i limiti di campo elettromagnetico vigenti in Italia, in particolare con riferimento alla soglia di 6 V/m, applicata nella maggioranza dei casi, risultano molto più stringenti di quelli vigenti nella maggior parte degli altri Paesi. Pertanto, è stato espresso l’auspicio di vedere quanto prima aggiornati i valori di cui al DPCM 8/07/2003.”

Influenza sulla salute

Le radiazioni ionizzanti sono particolari tipi di radiazioni elettromagnetiche o particelle subatomiche. Queste sono dotate di una quantità di energia sufficiente che favorisce la creazione di particelle elettricamente cariche. Queste ultime, rallentando il proprio moto, rilasciano energia creando potenziali danni alla struttura chimica dei materiali attraversati. Sono caratterizzate da un’energia per fotone maggiore di circa 12 eV, corrispondente a lunghezze d’onda minori di 100 nm, ovvero frequenze maggiori di 3 × 10¹⁵ Hz.

Le radiofrequenza non sono radiazioni ionizzanti, perciò non sono in grado di interagire con la materia, tantomeno con il DNA. Quindi non sarebbero in grado di favorire lo sviluppo di tumori né l’insorgere di malattie come il diabete.

Come afferma la Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, per quanto riguarda l’uso del cellulare:

  • Le onde a radiofrequenza non sono in grado di indurre mutazioni ma possono provocare il riscaldamento dei tessuti a diretto contatto con le apparecchiature che le emettono, come i cellulari.
  • Studi sperimentali in colture cellulari e in animali di laboratorio hanno prodotto risultati discordanti. Quando hanno mostrato un nesso tra esposizione e tumori, le intensità e frequenze a cui sono stati esposti gli animali e le cellule in laboratorio sono difficilmente paragonabili a un utilizzo normale del cellulare.
  • Gli studi epidemiologici retrospettivi e prospettici non hanno finora mostrato alcun legame tra l’uso del cellulare e i tumori cerebrali con l’eccezione del 10 per cento dei soggetti che hanno usato il telefono in modo molto intensivo. Anche gli studi epidemiologici, però, hanno mostrato un possibile incremento di rischio per il neurinoma del nervo acustico.
  • Alla luce delle conoscenze attuali, i cellulari sono ritenuti dagli esperti e dalle agenzie internazionali come sicuri, con la raccomandazione però di utilizzare gli auricolari e di tenere l’apparecchio quando è inattivo lontano dal corpo.

Insomma, possiamo dar loro ragione solo sull’ultimo punto: “dovremmo piantare più alberi”, non per combattere il 5G, ma un nemico che è vero e tangibile: il cambiamento climatico.

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