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Ci lascia Carlo Vichi: il fondatore della nota azienda di televisori Mivar

Fondata nel secondo dopoguerra, la Mivar era diventata a cavallo degli anni 80 e 90 una delle prime produttrici di televisori a tubo catodico in Italia. Successivamente il lento declino con l'arrivo della tecnologia a schermo piatto.

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Ci ha lasciato Carlo Vichi, storico imprenditore milanese e fondatore della Mivar che per anni ha realizzato i televisori delle famiglie italiane. Con lui si chiude la storia di un’azienda che aveva fatto dell’assistenza al cliente, dei prezzi competitivi e dell’innovazione tecnologica i principali cardini del suo successo. Anche negli ultimi tempi, nonostante quest’anno avesse compiuto 98 anni, Vichi continuava a pensare all’evoluzione della sua società tentando di non cedere il passo alle grandi concorrenti estere.

Gli albori della Mivar nell’hinterland milanese

La VAR (Vichi Apparecchi Radio) nacque nel secondo dopoguerra a Milano dove Carlo Vichi iniziò con la produzione di apparecchi radiofonici. Ma fu soltanto con l’avvento della televisione che la Mivar assunse un ruolo predominante nel panorama delle aziende italiane. Infatti, già partire dagli anni 70 con lo sviluppo della Tv a tubo catodico l’azienda crebbe enormemente, portando, fra l’altro, la sua sede nel nuovo stabilimento di Abbiategrasso.

La Mivar rivoluzionò il panorama delle aziende italiane grazie ad un’intensa espansione a cavallo degli anni 80 e 90. (Fonte: il Giornale).

Visionario nell’adattarsi agli sviluppi tecnologici, Carlo Vichi cavalcò le onde dei grandi cambiamenti del secolo scorso. Dapprima il passaggio dalla radio alla televisione, poi l’introduzione del colore e poi i successivi miglioramenti come l’audio stereofonico o il televideo.

La Mivar produceva numeri elevatissimi di televisori in bianco e nero e a colori, raccogliendo fino a oltre il 30% del mercato italiano nei suoi momenti di gloria. La rete di assistenza era capillare e i prezzi molto più vantaggiosi delle altre multinazionali, facendo dei tv Mivar la scelta ideale per le famiglie che volevano permettersi questo apparecchio senza spendere cifre fuori dal normale.

La rivoluzione degli anni 2000 e il declino

Con l’avvento della tecnologia al plasma e LCD, la Mivar tentò ancora una volta di reinventarsi come aveva fatto con la radio decenni prima. La produzione venne convertita per consentire la realizzazione dei nuovi televisori a schermo piatto ma il mercato negli anni era cambiato. Se prima poteva far conto sul vantaggio economico dei suoi prezzi, con lo spostamento delle attività delle multinazionali nei paesi emergenti come Cina e Turchia, l’azienda italiana non riuscì più a tenere il passo alla politica a ribasso dei concorrenti.

Nel corso del tempo, anche la produzione interna venne sospesa a favore dell’acquisto di parte dei componenti, come gli schermi LCD, da altre aziende. Tuttavia, affidandosi alla sola rete dei piccoli distributori, l’azienda non resse una competizione agguerrita e intorno al 2013 chiuse definitivamente la sua produzione.

Carlo Vichi nella sua fabbrica ad Abbiategrasso. (Fonte: Corriere)

Rimase un piccolo avamposto di dipendenti destinati all’assistenza tecnica post-vendita e che doveva dedicarsi alla manutenzione della fabbrica ideale del signor Vichi che però non entrò mai in funzione.

Carlo Vichi, il signor Mivar

Un uomo che ha segnato una parte della storia italiana, riuscendo nella realizzazione della sua azienda sotto la spinta imponente del boom economico. Come molti giornali hanno definito, la Mivar era Vichi e Vichi era la Mivar, tanto che il progetto per il nuovo sito produttivo dell’azienda era stato in parte disegnato da lui.

Purtroppo, però, quel colosso rimasto vuoto fu una sconfitta che portò Vichi, nei primi anni 2000, a chiedere sostegno alle grandi multinazionali affinché portassero la produzione dei loro televisori nel suo stabilimento, gratuitamente. Il patron dell’azienda, tuttavia, non si perse d’animo con un ultimo rinnovamento nel 2013: l’inizio della produzione di mobili soprattutto destinati per self-service e mense. Concluse una intervista dicendo “Chi non lavora non vive”: una frase emblematica che racchiude l’essenza di Vichi e della sua ideologia dietro Mivar.

Si chiude così fra luci e ombre la storia di un’altra grande azienda italiana che per diversi decenni ha garantito lavoro a tante persone. L’augurio è di avere sempre più realtà che come la Mivar riescano a dare lavoro e ad innovare allo stesso tempo.