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Attacchi Houthi: danneggiati cavi internet che collegano l’Europa

Quattro cavi di internet che collegano l'Europa all'Asia sono stati danneggiati

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Attacchi Houthi a ridosso del canale di Suez hanno danneggiato 4 cavi di internet e fibra ottica che collegano molti paesi europei, africani e asiatici. In particolare il più strategico è il cavo Asia-Africa-Europa AE-1, lungo 25.000 km, che collega il sud-est asiatico all’Europa attraverso il mar Rosso.

I cavi sottomarini

Sul fondo del mare corre uno dei fronti di guerra che interessano il Medio-Oriente, lungo la rete di cavi in fibra ottica che trasmette i dati in tutto il mondo. Vicino le coste dello Yemen nel Mar Rosso alcuni di questi cavi sarebbero stati tagliati. Quelli interessati sono AAE-1, E-Sicom, TGN Eurasia, mentre EIG (Europa India Gateway) si suppone abbia solamente un danno di alimentazione causato (forse) dalla presenza dell’ancora di una nave.

Attacchi Houthi
Credits: Telegeography

I canali sottomarini rappresentano la via più sicura per il trasporto dei dati, infatti tramite essi passa il 98% del traffico dati mondiale. Fortunatamente il sistema prevede che le rotte principali abbiano delle ridondanze, ovvero in caso di malfunzionamento i dati vengono reimmessi su un’altra rotta, motivo per cui gli operatori delle telecomunicazioni non hanno denunciato ancora nessuno stop. I veri punti vulnerabili coinvolgono solamente uno o due cavi presenti in aree remote dell’Africa.

In genere i cavi si trovano sul fondo del mare e per lo più sono interrati fino ai mille metri. I punti più vulnerabili sono i punti di approdo, le zone più conosciute e i cavi interrati sotto un metro di sabbia.

Perchè ci interessa tanto il canale di Suez

Nel canale di Suez e in particolare in Egitto e Mar Rosso risiede il più importante, ma anche il più vulnerabile nodo internet del mondo. Esso è composto da 16 cavi, posti su fondali marini e vulnerabili teoricamente anche al passaggio delle navi mercantili. Tali cavi costituiscono la più importante delle connessioni fra Asia ed Europa, transitando per 1200 miglia sotto il Mar Rosso. Tra questi uno arriva anche a Genova.

Dunque questi cavi connettono l’Italia al sud est asiatico e alla Cina, passando per Emirati Arabi e Arabia Saudita. Queste “rotte”, inoltre, interessano sia le comunicazioni civili che miliatri. Eventuali riparazioni future potrebbero rivelarsi difficili se i cavi vengono danneggiati nelle aree con alti livelli di attività dei ribelli. Una riparazione dei cavi richiede, infatti, la presenza delle navi nell’area per alcuni giorni e in caso di attacco sarebbero difficile difendersi e compiere manovre evasive.

Tra le principali conseguenze vi sarà la qualità della connessione, portando quindi le nostre connessioni indietro di chissà quanti anni. Questo perchè la qualità dipende dall’entità del danno e dal numero di cavi interessati.

Quali sono i rischi effettivi

I rischi per i cavi possono arrivare da mine sottomarine o da incursioni subacquee per tranciarli. In generale, nel Mar Rosso passa il 17 per cento del traffico internet in fibra ottica del mondo e i cavi sono diretti anche in Italia. Infatti il tratto interessato viene definito come il collo di bottiglia più vitale per l’Ue in quanto i fondali sottomarini di fronte la costa dello Yemen sono uno dei maggiori passaggi per il sistema di connessioni internet Europa-Asia.

Attacchi Houthi e il commercio in Italia

Italia

La rotta di cui si è parlato non interessa solo la rete internet ma anche il commercio e in particolare quello italiano. Infatti il canale di Suez è utilizzato anche dalle navi cargo per l’esportazione dell’agroalimentare sardo e l’importo di materie prime. C’è infatti molta preoccupazione per l’export verso paesi come la Cina o paesi arabi, ma anche per l’import delle materie di prima necessità. Sono state infatti quantificate in circa 740 milioni di euro la merce italiana, che parte dalla Sardegna, attraversa il canale di Suez e raggiunge i paesi orientali.

FONTI VERIFICATE

  • TGR Leonardo- Attacchi Houthi nel canale di Suez danneggiano anche l’economia sarda
  • TGR Leonardo -puntata del 5 marzo