Due milioni di neuroni artificiali costituiscono il cervello artificiale in grado di imparare il linguaggio umano a partire da zero. Gli hanno dato un nome: Annabell (Artificial Neural Network with Adaptive Behavior Exploited for Language Learning) ed è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sassari, insieme all’Università britannica di Plymouth, a capo del progetto il dott. Bruno Golosio.

Ancora non si sa il modo con cui il nostro cervello riesce a imparare a svolgere funzioni complesse come quelle necessarie per dialogare. Annabell potrebbe aiutare ad approfondire gli studi in questo campo. Questo cervello artificiale riesce, a partire da pochissime conoscenze, a comprendere il linguaggio umano e sfruttarlo per dialogare. È più simile al modello utilizzato dagli uomini per sviluppare capacità cognitive elevate rispetto all’idea che il cervello umano sia simile a un computer. Quest’ultimo infatti deve partire da un programma ben definito da un programmatore, mentre Annabell è più influenzato dall’ambiente esterno, come fa la mente umana.

Annabell sfrutta due meccanismi fondamentali utilizzati anche dal cervello umano: la plasticità sinaptica, cioè la possibilità che la connessione tra due neuroni aumenti la propria efficienza quando entrambi i neuroni sono attivi contemporaneamente; il gating neurale, ovvero alcuni neuroni, detti bistabili, funzionano come dei cancelli (gate) che possono essere aperti o chiusi da segnali di controllo provenienti da altri neuroni.

Questo cervello artificiale è già stato testato: fornite diverse frasi in input, Annabell ha imparato ed è riuscito a rispondere sfruttando al meglio nomi, verbi, aggettivi, ecc. Un passo avanti notevole che ci consente di avvicinarci sempre di più al funzionamento di un vero cervello umano. Questo modello non è ancora perfetto, ma i ricercatori prevedono di migliorarlo aumentando il numero di neuroni. Il tutto potrebbe inoltre essere integrato in robot, fornendo a questi un’innovativa intelligenza artificiale in grado di interagire più efficacemente con l’ambiente esterno.

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